Capric

20 marzo 2010

American wine

Ho percepito che per gli Americani il vino è considerato un po’ come un bene di lusso.

Al ristorante i prezzi sono piuttosto proibitivi: difficile trovare un vino californiano sotto i 35 dollari.
Al supermercato la situazione è diversa: ci sono intere corsie, anche nei negozi più piccoli, letteralmente invase da bottiglie con etichette coloratissime. E, potenza del marketing, su ogni prezzo c’è lo sconto o l’offerta speciale.

Poi ci sono le chicche.

Su una brochure viene spiegato, al bevitore neofita, che prima di bere il nettare contenuto nella bottiglia è necessario togliere il tappo.

Oppure le offerte week-end con visite a fantomatici castelli con stretta di mano del proprietario, degustazione, un’occhiata alla sala delle torture, gitarella per le vigne a cavallo e pernottamento in una delle 105 camere (tutte diverse una dall’altra).

E fra le etichette con diciture improbabili segnalo: “American Super Tuscan” e tutta la linea di Carlo Rossi (di cui vi do solo un assaggio).
E mi domando: Chianti?

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19 marzo 2010

California dreamin’

Ultimo Atto: le spiaggie della California.

Santa Barbara, Santa Monica, Venice Beach; qui c’è l’America di Baywatch. Torrette, jeep gialle, donne sui pattini e maschi che si sfidano in prove di abilità muscolare.

Ho visto gente volteggiare nell’aria attaccata a degli anelli, altri che si issavano su per la fune e, una volta arrivati alla sbarra a dieci metri da terra, fare delle flessioni sospesi nel vuoto.

Non ho resistito e ho fatto anche un tuffo nel Pacifico: l’acqua era di frigo, ma ne è valsa la pena (ci sono stato un nanosecondo…).

Un gruppo di 50 persone che suonava bonghi e tamburi in mezzo alla strada, gente che ballava intorno fumando erba. Oppure le mitiche piste da skate, con gente che zompava per aria come se fosse la cosa più semplice al mondo.

Poi il rientro verso San Francisco, col costeggio del Big Sur e la spiaggia di Carmen con un vento e delle onde spettacolari.

A Santa Monica mi sembrava di aver avvistato anche una medusa: invece era solo una protesi di Pamelona Anderson.

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16 marzo 2010

The Pizza Joint

Un cartello all’ingresso recita più o meno cosi: “Se avete fretta, questo non è il posto per voi. Se invece volete prendervi una pausa e mangiare qualcosa siete benvenuti”.

Nonostante la barba, appena entrato mi chiedono il passaporto per vedere se ho compiuto ventun anni. Dopo aver visto la mia età il barista scoppia in una fragorosa risata: “Sorry man!”.

La pizza che ci siamo mangiati in 5 era grande come un timone di una nave da crociera ed erafarcita con qualunque cosa: fagiolini, peperoni, cheddar, polpette, prosciutto, ananas (American style).  E non era nemmeno malvagia: sicuramente ne ho rimangiate di peggiori in Italia.

Ci volevamo fare anche un piatto di cosciotti di pollo affogati in una salsa non meglio identificata (piatto di una volgarità unica, da sporcarsi fino a sotto il mento per mangiarlo). Purtroppo la cucina aveva chiuso e ci siamo dirottati su un gelato alla vaniglia.

Poi il dopo cena, con la festa di una signora Norvegese sulla sessantina che compiva gli anni: divertentissimo vedere le facce della gente che ci guardava un po’ come extraterrestri!

Il posto più verace e genuino visitato finora, l’America che si vede nei film esiste davvero.

The Pizza Joint

639 Chino Street – Seligman, AZ 86337

928-422-478

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13 marzo 2010

Welcome to Las Vegas

Finisce il deserto e iniziano a scintillare le luci. Las Vegas è una città pazzesca.

Sfinge, Colosseo, Arco di Trionfo, Torre Eiffel: gli alberghi sono monumentali, dentro ci sono le cartine per non perdersi.

E’ tutto esagerato, tutto realmente falso.

Per capirsi: al ristorante, con 65 dollaroni,  c’è la possibilità di aggiungere un’aragosta australiana alla bistecca.

Ah, un’ultima cosa: le playmate non sono un’invenzione. Esistono in carne ed ossa.

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12 marzo 2010

Death Valley

Ieri neve, bufera, ghiaccio e zero gradi.

Oggi Death Valley, Valle della morte, con più di 20 gradi.

E’ un posto incredibile, paesaggi che cambiano e si susseguono ad un ritmo impressionante.

Rocce ferrose, calcaree, marmoree, canyon, laghi salati, deserto, cespugli…

Considerate che nel raggio di 100 miglia si passa dagli oltre 4.300 metri delle montagne più alte degli Stati Uniti (escluso Alaska e Hawaii) al punto più basso dell’emisfero occidentale (80 metri sotto il livello del mare).

Sembra di essere alla fine del mondo: mai nome fu più azzeccato.

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10 marzo 2010

Yosemite Park, Sequoia Park

Uno pensa alla California e gli vengono in mente il sole e il caldo.
Bene, sono riuscito a beccare due giorni su due di visita ai Parchi (Yosemite e Sequoia) con pioggia, nebbia e neve.
Da un lato è stato un bene, perchè visitare il Generale Sherman (l’albero vivente più grande al mondo) da soli è un privilegio che da solo è valso il viaggio nella bufera.
Una natura bellissima, selvaggia e sterminata che toglie davvero il fiato.
Oversize, come tutto ciò che è americano.

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8 marzo 2010

L’Americani in macchina

L’Americani non c’hanno i cerchioni, c’hanno le borchie scintillanti alle ruote.
L’Americani, spesso, c’hanno almeno 6 ruote.
L’Americani c’hanno sempre lo stereo a palla.
L’Americani quando mettono la freccia gli s’accendono le luci posteriori a intermittenza.
L’Americani c’hanno 6 corsie (minimo) a disposizione e ne occupano una a  caso.
L’Americani non c’hanno i tubi di scarico, c’hanno le ciminiere al paraurti.
L’Americani sò quelli ecologisti, con la Prius ibrida.
L’Americani, al contempo, c’hanno in garage anche la Corvette 6000 e un gippone col roll-bar.
L’Americani c’hanno i cami grossi.
L’Americani c’hanno anche le macchine di legno (foto a seguire).

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6 marzo 2010

4marzo2010

Il 4marzo2010 è durato circa 33 ore.

Partenza da Siena alle 4, arrivo a Firenze alle 5, ripartenza e arrivo  Parigi alle 9: ripartenza e arrivo a San Francisco alle 13.30. Che però è a 9 ore di fuso orario dall’Italia.

Il 4marzo2010 ho mangiato 6 volte in tutto: colazione a Firenze, colazione sul primo volo, aperitivo sul secondo, pranzo e cena sul secondo volo. Poi un cenino a base di wrustel e birra.

Appena visto il letto ho perso conoscenza. San Francisco ve la racconto più avanti…

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3 marzo 2010

Gitarella

Domani mattina presto parto.

Destinazione: California e limitrofi, per un totale di più o meno 3.500 kilometri da fare in 15 giorni.

Non escluderei di tornare in Italia con una fede al dito: magari mi sposo a Las Vegas con una cantante country dopo una notte di bagordi.

Non so se riuscirò ad aggiornare spesso il blogghino, ma vi prometto qualche foto bella…

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27 febbraio 2010

Come si cambia

Il tempo trasforma un sacco di cose: con modi e soluzioni diverse, ma prima o poi viene rivisto tutto.

Ci sono voluti milleni per passare dall’ Australopiteco Anamensis all’Homo Habilis. Più o meno lo stesso tempo c’è voluto per passare dall’Homo Habilis all’Homo Sapiens.

Anche la trasformazione della bagascia ha avuto tempi piuttosto lunghi. Prima si è tramutata in escort e poi in figurante di sala.

Per non parlare del vino: al contadino si è affiancato l’enologo (più o meno alla fine dell’800). Dopo 200 anni sono arrivati i wine-maker.

Invece per trasformare una prescrizione in un’assoluzione c’è voluto molto meno: giusto il tempo di un tg di una rete pubblica.

Fate entrare i leoni.

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